Chiara, passo dopo passo da Mlali

Hatua kwa hatua, passo dopo passo…


Un mese nel Centro per bambini disabili di Mlali

 

La curiosità.
Il desiderio di vivere una realtà diversa da quella a cui sono abituata.
La voglia di cercare nuovi mondi e capire quale sia la strada che il Signore ha pensato per me.
Credo siano queste le principali motivazioni che mi hanno portato nel mese di ottobre, al Mlali Kituo, nel cuore della Tanzania, ospite dei frati Cappuccini.
Si tratta di una realtà che accoglie bambini con gravi disabilità sia fisiche sia mentali, le cui famiglie non hanno la possibilità di occuparsi.

 

Durante la mia permanenza ho potuto lavorare insieme alle volontarie del centro, che quotidianamente accudiscono i bambini, dandogli da mangiare, lavandoli, facendogli fare fisioterapia, o semplicemente giocando con loro.
Per la prima volta nella mia vita, mi sono trovata ad affrontare la disabilità, e complice la spensieratezza con cui sono partita, l’impatto è stato davvero forte.
Gesti che per le volontarie erano ormai un’abitudine e che compivano con grande naturalezza, a me sembravano forzati: all’inizio nulla di ciò che facevo, mi sembrava giusto.
Ciò che più mi ha sorpreso è stato rendermi conto, che erano gli stessi bambini di cui mi sarei dovuta occupare, a prendersi cura di me.
Mi hanno preso per mano, accompagnandomi in questa avventura, ridendo dei miei piccoli errori e festeggiando con me, quando giorno dopo giorno, sono riuscita ad inserirmi nella loro quotidianità, facendomi sempre sentire amata.
Senza saper parlare, mi hanno insegnato ad usare parole nuove e senza saper camminare, mi hanno insegnato che a volte, per rimanere in piedi, basta mettere un piede davanti all’altro, senza aver paura di cadere. Perché i bambini al Mlali Kituo, di paura non ne hanno mai.

 

Chiara

Frati e suore straordinari

Agosto 2005 – Frati e suore straordinari  di Paolo Bologna

Nel mese di agosto 2005 sono stato a Mlali in Tanzania a dare il mio piccolo contributo da dentista in favore della popolazione locale accompagnato dall’odontotecnico Claudio Strada.Anche io sono stato in quel meraviglioso posto dove il tempo scorre pacificamente lento, al ritmo dei tamburi e delle danze africane. In quel posto così povero e carente anche nelle strutture più basilari, ma così ricco di valori fondamentali che la nostra società occidentale sembra aver scordato, occultato o forse accantonato. Parlo di valori come l’umiltà, la solidarietà, l’altruismo, la generosità e il rispetto della persona umana nella propria dignità più profonda e non solo nell’aspetto esteriore e materiale delle cose.

E’ sorprendente vedere come una popolazione così sfortunata e così colpita da tante privazioni (prime fra tutte la carenza d’acqua potabile, la siccità, la mancanza di elettricità e le malattie infettive), possa essere aiutata da tante persone che impegnano tutta la loro esistenza finalizzata per questo scopo. Durante il soggiorno a Mlali ho avuto modo di conoscere molte di queste persone, di tale  spessore morale ed umano, che dedicano l’intera loro vita ad alleviare le sofferenze di quella gente. Persone che portano avanti il progetto iniziato nel 1990 da Padre Angelo Simonetti, attraverso la creazione del Centro di riabilitazione per bambini colpiti da deficit fisici e malformazioni agli arti.

Tali figure umane e professionali sono: il direttore del Centro Padre Francesco (si occupa di tutte le problematiche riguardanti i bambini, coordina tutte le attività dei frati, delle suore, del personale dipendente e del personale in missione); il tuttofare Padre Carlo (meccanico, autista, muratore, falegname, idraulico, elettricista, imbianchino, infermiere, pastore, cuoco); il frate locale Padre Paskali (coltivatore, giardiniere, radiotelegrafista); il creativo ed eclettico predicatore Padre Angelico (parroco della locale parrocchia di Mlali  che si adopera incessantemente per far costruire chiese nei villaggi circostanti dove si reca periodicamente per celebrare le funzioni religiose); l’inarrestabile Padre Fabiano della vicina parrocchia di Kibaigwa, Padre Silverio dislocato nella parrocchia di Kongwa, Padre Egidio il più anziano dei frati soprannominato “il fachiro del deserto” dislocato a Mwanza; le instancabili Suor Luz Daliz (chiamata suor Lulù) e Suor Consuelo (suore Colombiane si occupano dei bambini del Centro e dirigono il poliambulatorio); e poi Fra Mario, Fra Giorgio e Fra Silvano (dislocati a Dar es Salaam  i quali, oltre ad occuparsi della chiesa cattolica e delle adozioni a distanza dei bimbi orfani, fungono da supporto logistico per il personale italiano che si reca in missione a Mlali e nelle altre località della Tanzania).

La mia missione a Mlali è stata caratterizzata da un dare ma soprattutto da un grande ricevere.

L’attività professionale svolta  rappresenta solo una goccia d’acqua nell’oceano, solo un accenno per descrivere la condizione dei pazienti: nel primo giorno di attività svolto nell’ambulatorio dentistico, ho dovuto estrarre, mio malgrado (essendo un conservatorista), una ventina denti ridotti ormai in condizioni indescrivibili.

I pazienti arrivano dal dentista dopo 6 mesi o un anno (a volte persino 2 anni ), per dolori o problemi vari per cui si può immaginare in che condizioni sia la loro bocca. Sono costretti a comportarsi in tal modo a causa della mancanza di mezzi di comunicazione e della distanza che li separa dai villaggi vicini , non c’è un dentista nel raggio di 100 Km. Mlali dista da Dar Es Salaam circa 450 Km. L’unica strada asfaltata della Tanzania  è la strada che va da Dar Es Salaam a Dodoma  da qui un ramo prosegue a ovest per Tabora e l’altro al nord per Arusha in direzione del Kilimangiaro.

Il villaggio di Mlali (5.000 abitanti) è situato a sud della strada direttrice Dar Es Salaam – Dodoma ; si deve deviare a sinistra all’altezza della località Gairo e poi dirigersi a sud, a circa 30 Km dalla strada asfaltata. In questa zona il mezzo di locomozione più diffuso è la bicicletta per cui ben si comprendono le difficoltà negli spostamenti.

Sono stati quelli, giorni di relativo intenso lavoro, alleggeriti e ricambiati dal riscoprire quei valori fondamentali di umiltà, onestà, dignità, solidarietà, altruismo propri delle istituzioni religiose che vivono e operano  in quei luoghi in special modo dei Frati Cappuccini Toscani.

Niente di più piacevole che essere seguito nelle passeggiate pomeridiane sulle strade rosse e desolate, da frotte di bambini che ti chiamano e ti chiedono di poter essere fotografati gridando: “Picia! Picia!” (picha pron.- picia- in swahili significa fotografia) o “Pìpi! Pìpi!” (pìpi in swahili significa caramella).Non c’è niente di più appagante di un sorriso sincero ricevuto da una persona sofferente o da un bambino.

Il Centro, è attualmente  diretto  da Padre Francesco Borri. Venne fondato da Padre Angelo Simonetti, deceduto nel 1997 a Mlali e seppellito, secondo le sue volontà, lì nel giardino, accanto al convento dei frati.

Tale Centro  ha iniziato ad accogliere 5 bambini e  oggi ne ospita ben 45! Il Centro di Mlali si compone della sala operatoria dove i bimbi vengono operati periodicamente dai chirurghi ortopedici italiani che si recano volontariamente in missione, ed è formato anche dalla Cappella, dal Dispensario (con l’ambulatorio del medico locale, il laboratorio analisi e lo studio dentistico) dalla calzoleria, e poi dalla  piscina per la riabilitazione dei bambini, dalla palestra, dal refettorio e dalla lavanderia.Accanto al centro vi sono il convento dei frati Cappuccini e il convento delle suore Colombiane.

In definitiva, un Centro in grande espansione grazie all’assiduo lavoro dei frati che cercano di dare a quei bambini tutte le strutture necessarie alla loro riabilitazione e alla loro confortevole permanenza. Un Centro che rappresenta per quei bimbi, una sorta di “isola” felice, un mondo essenziale dove possono vivere godendo delle piccole cose che la vita gli concede ogni giorno. Mi auguro di poter tornare ancora in quell’ “isola” di pace,  per dare l’aiuto che è mi è concesso fornire attraverso la mia professione e  per essere di nuovo in un posto speciale che è simbolo di un modo di vivere che non c’è più.

Pole pole

Settembre 2005   Pole pole     di LorenzoVichi 

Dopo un inizio (qui in Italia) un pò scettico, abbiamo riempito i nostri zaini di passione e voglia di fare e siamo partiti. Due giorni di viaggio, pernotto compreso,si fanno sentire ma, una volta arrivati nella missione, tutto come d’incanto svanisce. La nostra stanchezza dovuta al caldo e alla polvere respirata lungo la strada, non esiste più. Ci accorgiamo ben presto che sempre più spesso usiamo impropriamente termini come dolore,sofferenza,povertà a cui attribuiamo un significato non consono.

Qui la gente vive in case fatte di terra, questa rossa terra bagnata solo dalle lacrime dei bambini, al cui interno non v’è acqua, luce, ne tantomeno bagno. Pochi hanno un tetto in lamiera, i più se lo costruiscono con quello che la terra gli offre, foglie, arbusti.

Pole pole (piano piano in kiswaili) ci rendiamo conto che questo è veramente un’altro mondo. Nel tragitto che ci conduce alla missione quello che ci colpisce, che non ci abbandonerà mai durante i 15 giorni, e che ancora ci stiamo portando dentro a 5 giorni dal nostro rientro, sono i sorrisi che questa meravigliosa gente è in grado di regalare.Questi caldi teneri sorrisi che, solo a guardarli, ci riempono il cuore di un qualche cosa mai provato.45 minuti di fuoristrada, quello vero, e giungiamo alla missione, ben costruita, ben organizzata, pulita.

Un pezzo di “non Africa” dentro l’Africa. Padre Francesco ci scorta ai nostri alloggi e ci spiega un pò come funzionano le cose. Non è un uomo di molte parole ma quando parla si fa capire e bene. E’ comunque una persona squisita e ottimo giocatote di bigliardino, che lui chiama calcino, ve ne accorgerete. L’indomani è ormai arrivato, siamo tutti pronti. Prendiamo contatto con lo studio ed il laboratorio.

Ci guardiamo un pò attorno e ci saltano subito all’occhio diverse leve da estrazione irrimediabilmente storte. Capiamo subito il perchè, la compattezza d’osso di questi “africani” è invidiabile, in qualche caso c’è da sudare.  Tutto bene comunque, i giorni scorrono senza problemi e una volta chiuso lo studio giriamo per Mlali stupiti ed affascinati da tutto ciò che ci circonda. Tanto avevamo sentito parlare d’Africa, ma esserci è un’altra cosa. Camminare tra questa gente e respirare la loro polvere ci apre gli occhi su uno squarcio di mondo che le nostre atrofizzate coscienze non vogliono vedere.

Nello spicchio di “non Africa”, la missione, è come vivere in un’oasi. Abbiamo tutto. Acqua corrente, luce, gas, tanto che ogni volta che rientriamo e ne usufruiamo ci sentiamo un pò in colpa. C’è chi ormai da due ore è rientrato nella sua buia casa di terra e attende la luce di uno stesso giorno. 15 giorni meravigliosi, consigliamo a chi andrà dopo di noi di spendere più tempo possibile con i bambini, dentro e fuori la struttura. Hanno bisogno di abbraci e baci e soprattutto di contatto fisico. Noi l’abbiamo fatto e vi assicuro che è più quello che hanno lasciato loro a noi che il contrario. Quando l’ultima sera alcuni bambini con gli ochi lucidi ci hanno detto: “hapana Italia hapana Italia” (no Italia no Italia) è stato impossibile trattenere le lacrime. Più tristi che felici di essere tornati a casa in noi c’è forte la volontà di tornare.

Tornare per fare di più e meglio non solo dal punto di vista professionale. Un ultimo consiglio per chi ci succederà. Su 100 bambini incontrati 90 sono scalzi e 70 hanno straccetti più che magliette. Procuratevi magliette taglia S e M e ciabattine infradito 4-10 anni. Le potrete distribuire donandole ai capifamiglia. NON FATELO, per favore, distribuendole direttamente ai bambini. Cerchiamo di non crescere degli accattoni.

Contributo per lo sviluppo del progetto

Giugno 2006   Contributo per lo sviluppo del progetto di Loris Lotti

A Mlali ho trovato un’ottima sistemazione logistica presso la missione, come già è noto a tutti, la grande ospitalità e disponibilità di padre Francesco e Carlo ti mette subito a proprio agio e ti da un senso di rassicurazione in un luogo dove l’insicurezza e la mancanza di tutte quelle certezze che noi siamo abituati ad avere è stata la prima sensazione che ho avuto all’arrivo in questa missione sperduta.

L’attività odontoiatrica non è iniziata nel migliore dei modi in quanto non funzionava né l’autoclave né la lampada del riunito e non c’erano lampade di ricambio, così ho dovuto lavorare per 15 giorni con una lampada da tavolo attaccata al braccio del riunito.

Ringrazio anche Juma, l’odontotecnico del luogo, che si è prodigato come assistente, magazziniere, tecnico e accompagnatore e Ettore, nipote di Otello, che mentre si prodigava a “far funzionare” tutto, si è dovuto improvvisare anche lui assistente dentale peraltro con spiccate doti attitudinali.

La mancanza di risorse umane purtroppo è la nota dolente a mio avviso della nostra missione; se non si riuscirà a trovare un dentista locale credo sarà molto difficile portare avanti il nostro progetto.

L’attività odontoiatrica si restringe ad una attività di tipo estrattivo; il radiografico non funziona al moimento, e le terapie canalari eventuali sarebbero quindi alquanto approssimative; meglio quindi non eseguirle.

L’attività conservativa è ridotta: raramente ho visto carie di prima o seconda classe che non fossero già in polpa.

Un discorso a parte merita poi l’aspetto protesico, e qui vorrei portare il mio contributo e iniziare una discussione.

L’odontotecnico Juma ha acquisito una buona capacità di costruire protesi rimovibili con ganci; a mio avviso però, non si può fornire loro un prodotto che arrechi più danni che vantaggi.

Chi di noi non sa quali sono le conseguenze per quei poveri denti dove vengono ancorati i ganci, oltretutto a filo ?

Per me è stato avvilente vedere il custode del dispensario, tirare fuori dalle tasche due protesi fatte l’anno passato e sentirmi dire che dopo aver messo quelle ,si muovevano anche i denti che prima erano sani !

Capisco che parlare di protesi fissa non sia facile, ma a mio avviso sarebbe forse più opportuno preparare i denti e mettere dei buoni provvisori che Juma potrebbe  imparare a costruire, anche perchè spesso ho visto protesi parziali ” i famosi ragnetti ” applicati per sostituire uno o due denti.

E’ una semplice idea…

Un altra necessità  fondamentale è trovare una persona che si occupi dei materiali e della manutenzione delle stanze, delle attrezzature e dello strumentario, una assistente tuttofare che in qualche modo venga responsabilizzata alla gestione dell’ambulatorio al fine di mantenere un minimo standard di sicurezza per l’igiene dato che la zona in cui si opera non è esente da patologie di una certa entità e pericolosità per gli operatori e per i pazienti.

La cosa che piu’ mi manca, invece è la bella sala d’attesa all’aperto con orizzonte sulla savana e la calma (come dicono i locali  “pole pole”- piano piano ) con cui si procede durante la giornata.

E’ finito il progetto…

Giugno 2006 E’ finito il progetto…  (Mlali – odontotecnico)   di Cesare Bacchini

Eccoci di nuovo tornati, Saverio ed io, dalla nostra missione da Mlali-Kibaigwa con un piacevole intermezzo di missione esplorativa a Nzihi, vicino ad Iringa.

Abbiamo consegnato l’attestato sulla protesi parziale e totale a Juma venerdì 29 settembre alla presenza di sua moglie e di una delle sue due figlie; inoltre erano presenti Padre Francesco, Saverio, Valentina, Daniela, Laura ed io.

Dopo il solito discorsino di prammatica abbiamo consegnato l’attestato nelle sue mani e di sua moglie, qualche lacrimuccia, le foto di rito ed il brindisi finale (un frizzantino veneto).

E’ andata, ce l’abbiamo fatta.

Nel fine settimana Saverio ed io ci siamo recati a Nzihi, per la nostra missione esplorativa.

Abbiamo conosciuto due persone meravigliose, Luigi e Chiara, all’interno di un contesto di un villaggio tanzaniano, perfettamente integrati nella loro cultura e tradizioni.

Abbiamo visitato il dispensario sanitario dove Luigi lavora e dove sono già pronte due stanze per un eventuale nuovo progetto odontoiatrico/odontotecnico ed anche l’asilo per bambini orfani, di recente costruzione.

Il tutto immerso in un ambiente sereno e piacevole senza la benchè presenza di cancellate nè inferriate nè tantomeno custodi.

Insomma l’atmosfera della Tavola della Pace, dell’Arcobaleno; ora è il turno dei sognatori iniziare un nuovo percorso di formazione alle persone locali che naturalmente sceglieranno loro, il comitato cittadino.

Abbiamo inoltre preso i primi accordi con le autorità sanitarie di Iringa.

Infine, oltre che lavorare nelle due sedi di Mlali-Kibaigwa (l’accordo è il lunedì-martedì-mercoledì Kibaigwa; giovedì-venerdì-eventualmente sabato mattina Mlali), ci siamo accordati con Padre Francesco, Shirley, Pietro, Saverio ed io per la scelta dell’odontoiatra nelle due sedi di progetto.

Sarà la nipote di Shirley, una giovane odontoiatra colombiana che lavora nel suo Paese da qualche mese e che avrebbe piacere di fare una esperienza di durata media-lunga.

Shirley e Francesco provvederanno da subito ai vari incartamenti per la sua regolarizzazione nel Paese Tanzaniano e le si farà un contratto biennale a 350.000 scellini al mese, lo stesso stipendio del Dr. Michael; il tutto sostenuto dal Comune di Cattolica con 2.000 €. l’anno per gli anni 2007 e 2008.

Certamente non è una soluzione non definitiva, ma abbiamo fatto un bel passo avanti.

 

Esperienze di fisioterapia a Mlali

Agosto 2007 – Esperienze di fisioterapia a Mlali di Cristina Rossi

Puoi leggere la relazione della volontaria cliccando su: Esperienza a Mlali